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Ashfall Fossil Beds - La Pompei delle praterie

 

di Nando Musmarra


L'apertura del caso


Estate 1971, colline del Nebraska nord-orientale. Mike Voorhies, dell'Università del Nebraska, cercando testimonianze fossili tra arenarie della Cap Rock fm. nella valle di Verdigre, fu attratto da una piccola collina appena più alta delle altre.

Le piogge torrenziali dei giorni precedenti lasciavano presagire ottimi ritrovamenti, e quando il paleontologo rinvenne il cranio di un piccolo rinoceronte, non avrebbe mai potuto immaginare la fantastica scoperta che i successivi scavi avrebbero riportato alla luce: una sorta di flashback sulle ultime settimane di vita di centinaia di animali preistorici, per la maggior parte rinoceronti, i cui resti fossili sembravano essersi conservati tra i sedimenti di origine vulcanica in uno stato perfetto, con una definizione ed una dettaglio senza pari.


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La parte centrale del giacimento - Cortesia di Rick Otto, sovraintendente di Ashfalls Fossil Beds


Cosa poteva aver causato la loro morte e perchè tanti animali si trovavano insieme al momento del decesso? I testimoni erano scomparsi e gli indizi erano seppelliti da oltre dieci milioni di anni di sedimenti. Mike Voorhies, per risolvere il mistero, iniziò ad indagare come avrebbe fatto un patologo legale della squadra investigativa del C.S.I.


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La scena del delitto


I primi scavi condotti dal paleontologo e dalla moglie Jane portarono alla luce un giacimento molto vasto, con i resti fossili di decine di scheletri distribuiti su tutto il fianco della collina. I reperti, rimasti insolitamente in perfetta connessione anatomica, senza gli schiacciamenti dovuti alla pressione dei sedimenti sovrastanti, conservavano intatta la loro tridimensionalità. La perfetta conservazione degli scheletri fossilizzati fu probabilmente causata da una sepoltura molto rapida, che li aveva protetti dai famelici attacchi dei divoratori di carogne e dal calpestio degli altri pachidermi.
Mike e Jane resistettero alla tentazione di continuare da soli per non rischiare di compromettere le informazioni scientifiche che un giacimento di tale importanza e vastità avrebbe potuto rivelare.


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Un momento degli scavi - Cortesia di Rick Otto, sovrintendente di Asfall Fossil Beds


Le prime indagini


Gli scavi ripresero su grande scala solo nel 1977. Mike Voorthies ed i suoi studenti iniziarono con molta cautela lo sbancamento sistematico dell'intera collinetta rimuovendo con i bulldozer gli strati superiori di arenaria su un'area di circa 600 mq., portando allo scoperto i livelli con i reperti fossili. Poi, dopo aver diviso la zona in settori di 3 x 3 metri, abbassarono il livello della cenere intorno agli scheletri dei rinoceronti, man mano che venivano individuati.


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Il rilievo della posizione dei corpi e le impronte fossilizzate di alcuni pachidermi offrirono ai paleontologi una ghiotta opportunità per ricostruire le abitudini, le dinamiche di vita ed i comportamenti sociali di queste antiche specie. Sembrò quasi di assistere agli ultimi momenti di vita dei rinoceronti prima del seppellimento definitivo. Qualcuno azzardò una similitudine con le posizioni dei calchi degli scheletri umani ritrovati nella nostra Pompei: si era di fronte ad una Pompei delle praterie, una località che si era conservata intatta, protetta dalle ceneri finissime, per più di dieci milioni di anni.

La concentrazione di così tanti scheletri di una stessa specie permise la comparazione delle strutture ossee, e le differenze anatomiche tra maschi e femmine, fino ad allora solo supposte, furono confermate. La conservazione degli organi interni di alcuni animali, permise di individuarne la dieta con un'accuratezza mai registrata prima.

I resti abbondanti delle piante resero inoltre possibile la ricostruzione del clima e dell'habitat del tempo: i rinoceronti e gli altri animali si erano trovati a vivere intorno ad una pozza d'acqua in quella che si può paragonare ad una odierna savana africana, soggetta alle cicliche inondazioni di un clima subtropicale.


Identikit delle vittime

I risultati degli scavi furono strabilianti. Vennero ritrovate dozzine di rinoceronti della specie Teleoceros major, il fossile dominante del giacimento; i resti di cinque specie diverse di cavalli (Pliohippus pernix, Neohipparion affine, Pseudhipparion gratum, Protohippus simus, Cormohipparion occidentale); tre specie di camelidi di cui alcuni pesantemente martoriati da animali saprofaghi (Procamelus grandis, Aepycamelus sp., Protolabis heterodontus); un piccolo cervo dai denti a sciabola, il Longirostromeryx wellsi; alcune specie di uccelli, tra cui una grù (la Balearica exigua) ed un rapace con le zampe da trampoliere, l'Apatosagittarus terrenus; alcuni canidi (Leptocyon, Cynarctus); una iena, l'Aelurodon ed alcune tartarughe giganti, la Hesperotestudo.

In maniera quasi biblica, a tutti gli animali venne dato un nome proprio, così da poterli identificare.

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Le zampe delle cinque diverse specie di cavalli trovate al giacimento


Prime sentenze

 

Cosa dunque poteva aver fermato le impetuose cariche di un animale possente come il rinoceronte "Morris", un maschio dominante dalle grandi zanne e dalle massicce zampe?

Quale evento traumatico interruppe la vita di "McGrew" proprio quando stava per dare alla luce un tenerissimo e nasuto rinocerontino?

Dopo la campagna di scavi, tutti gli indizi portarono alla sentenza più scontata ed evidente: la causa della mortalità di massa era stata la cenere di una eruzione vulcanica che improvvisamente aveva ricoperto la zona, seppellendo e soffocando gli animali.

Si poneva il problema di identificare il killer.

Il mistero sembrava insolubile: nel raggio di centinaia di miglia non c'era nessun vulcano che dieci milioni di anni prima avrebbe potuto eruttare una quantità di cenere tale da provocare l'ecatombe di più di cento tra rinoceronti e altri animali. Finalmente alcuni studi su una una gigantesca eruzione avvenuta in Idaho dieci milioni di anni prima, all'incirca nello stesso periodo al quale risalivano i sedimenti degli scavi sulla collina, misero i paleo inquirenti sulla pista giusta.

Vennero inviati dei campioni di cenere a Bill Bonnichsen, uno studioso dell'Idaho Geological Survey, che si stava occupando dell'ormai estinto sistema vulcanico Bruneau Jarbridge, paragonabile per estensione all'odierna caldera del parco di Yellowstone. Il vulcanologo fu riluttante a credere ad una correlazione tra i due eventi a causa della lontananza, ma, comparando la formula chimica e la composizione molecolare delle ceneri del Nebraska con quelle dell'Idaho, trovò che esse coincidevano ed anche la dimensione e la forma delle particelle di cenere, costituite da minuscoli ed affilati frammenti vetrosi di origine riolitica, erano molto simili. Le prove balistiche ed aerodinamiche sulla possibilità che la cenere potesse essere stata spinta così lontano dettero responso positivo.

Alla fine anche Bonnichsen si convinse: l'indiziato era effettivamente il colpevole, anzi, i sedimenti di cenere del lontano Nebraska, furono un'ulteriore prova della potenza dell'eruzione ed aiutarono il vulcanologo a dimostrare ciò che effettivamente era stato il Bruneau Jarbridge: un supervulcano.

Con l'attribuzione della responsabilità della strage il caso sembrò definitivamente risolto, ma la completa verità era ancora lontana da venire.

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I 1.500 km. percorsi dalla cenere del supervulcano Bruneau Jarbridge


Riapertura del caso


I paleontologi avevano notato che c'era una precisa posizione degli scheletri rispetto agli strati del letto di cenere. In cima alla collina erano stati trovati i resti fossili dei rinoceronti, poi, scendendo verso il basso, gli scheletri di cavalli e cammelli, molti dei quali presentavano i segni dei morsi di grandi carnivori, ed infine, nello strato inferiore, le tartarughe. Si pensò quindi che le creature più piccole, rifugiatesi intorno alla pozza, o nell'acqua stessa, erano morte per prime, forse direttamente seppellite dalla prima caduta di cenere. Era poi toccato agli animali di media stazza, come i cammelli ed i cavalli, ed infine ai rinoceronti (gli uccelli rapaci facevano eccezione, essendo gli unici animali ritrovati in tutti gli strati).

Perchè a livelli uguali di sedimenti corrispondevano specie uguali? Animali più grandi, come i rinoceronti, morirono più lentamente perchè più resistenti? E, se il seppellimento era stato rapido, come mai erano stati trovati tanti segni di morsi sulle ossa dei cammelli? Dove erano finiti i grandi carnivori?

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Dr. Marie


Appaiono nuovi indizi


Gli scienziati avevano notato che quasi tutti i gli scheletri del giacimento presentavano parti delle mandibole e delle costole deformate da inusuali protuberanze, probabilmente dovute ad un deposito minerale. Solo in un secondo momento si resero conto che questi strani accrescimenti erano di origine organica, ovvero si erano formati mentre gli animali erano ancora in vita.

I paleontologi non riuscivano a capire da quale malattia erano stati contagiati gli animali del giacimento, e spedirono alcuni campioni delle ossa porose e deformate a Karl Reinhard, un paleo-patologo dell'Università del Nebraska, che identificò la malattia come "Hipertrophic Pulmonary Osteodystrophy", più comunemente detta "Morbo del dottor Marie", dal nome del medico che più di un secolo fa aveva individuato la relazione tra i sintomi respiratori della mortale malattia (simili a quelli della polmonite) e le malformazioni ossee a cui erano soggetti i minatori del carbone.


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Un camelide che mostra evidente il Morbo del dottor Marie, University of Nebraska State Museum


Quasi tutti gli animali del giacimento presentavano, anche se in misura diversa, i segni della malattia. I paleontologi individuarono la causa della patologia nella cenere che dieci milioni di anni prima aveva seppellito tutta l'erba della prateria: per raggiungere l'erba ricoperta dalla cenere, gli animali furono costretti a farsi largo con il muso tra la cenere stessa, respirandone in grande quantità. Così inalarono i minuscoli frammenti vetrosi e taglienti di cui era composta la cenere vulcanica, che penetrarono profondamente nei polmoni lacerandone i tessuti, provocando emorragie e danni irreversibili. Contemporaneamente le loro ossa si deformarono per l'asfissia causata dai polmoni ormai pieni di sangue e, incredibilmente, queste malformazioni si sono conservate arrivando sotto forma di patologia fossile fino ai giorni nostri. Per molti animali, la morte non avvenne per il seppellimento causato dalla cenere, ma per le successive complicazioni polmonari. Le povere bestie, malate ed indebolite, impiegarono molto tempo a morire, dando ai carnivori il tempo di attaccarle.

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La mappa per raggiungere il Parco - Particolare del giacimento - Cortesia di Asfall Fossil Beds

 

Gli ultimi scavi e l'istituzione del parco


Lo studio dei resti fossili trovati nella collina non era comunque concluso: si dovevano ancora chiarire le dinamiche precise degli avvenimenti durante gli ultimi giorni di vita di così tanti animali, ed inoltre, si cercavano i resti fossili della tigre dai denti a sciabola, o di qualche predatore simile, che potesse essere stato l'autore dei morsi di cui si erano trovati i segni sulle ossa.

Nel 1991, grazie ad un progetto congiunto della University of Nebraska e della Nebraska Game and Parks Commission, e soprattutto grazie ai fondi che la National Geographic Society si impegnò a raccogliere, fu iniziata la costruzione di un museo e di un laboratorio in pianta stabile, dove gli studenti di paleontologia potessero fare esperienza. Il sito fu chiamato Ashfall Fossil Beds (i letti fossili della cascata di cenere).

Gli scavi ripresero, e questa volta gli scheletri furono lasciati in situ, dove ancor oggi possono essere ammirati dai visitatori.

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La visita al giacimento

Ashfall Fossil Beds Historic Park si trova nell'angolo nord-est del Nebraska ed è composto da due edifici: il primo è il Visitor Center con annesso un museo paleontologico, una piccola e fornitissima libreria scientifica specializzata ed un laboratorio per la preparazione dei fossili; il secondo edificio consiste in un grande tettoia che copre la zona degli ultimi ritrovamenti dove d'estate i paleontologi, al riparo dall'implacabile sole del mid-west, continuano a lavorare ed a riportare alla luce altri scheletri fossili. Un ingegnoso sistema di passerelle sopraelevate permette ai visitatori di osservare da vicino i paleontologi al lavoro e di scambiare opinioni con lo stesso Mike Voorhies, sempre presentissimo sul campo.

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Mike Voorhies mentre risponde alle tante domande dei visitatori. Cortesia di Rick Otto, sovrintendente di Asfall Fossil Beds


Si possono osservare molti scheletri completi di rinoceronte, ad ognuno di essi è stato dato il nome di chi lo ha scoperto o di chi ha contribuito agli scavi. Si possono ammirare cammelli, cervi con i denti a sciabola, "Delia", un puledro con ancora i denti da latte. C'è un incredibile branco di rinoceronti con il vecchio "Snag" dai denti consumati e dalle grandi zanne che è morto a più di vent'anni, "Amy", la mamma che ha ancora le ossa del feto nella cavità pelvica ed i resti dell'ultimo pasto nello stomaco (aveva mangiato semi di erba e foglie). Il rinoceronte che mostra più degli altri i segni della malattia osteo-polmonare è stato chiamato "dr. Marie". "T.L & R.G.C." sono due gemellini di rinoceronte che hanno le costole allargate dalla violenta fuoriuscita dei gas della decomposizione. Commovente è la posizione di "Sandy" morta mentre cercava di proteggere il figlio "Justin" che aveva solo un mese di vita: sembra quasi di percepire l'agonia degli ultimi momenti di vita della sfortunata famigliola.

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T.L, uno dei gemelli R.G.C. e T.L in un disegno di Diana Fattori


Come arrivare: Dalla città di Grand Island (Nebraska) si procede verso nord sulla Hwy 281 fino ad arrivare ad O' Neil dove si imbocca la Hwy 59 in direzione est. Dopo circa 20 miglia troverete i cartelli indicatori che vi condurranno al parco di Ashfall Fossil Beds.

Quando andare: Da ottobre ad aprile il parco è chiuso per la neve.

Dal 1° Maggio al weekend del Memorial Day (l'ultimo lunedì di maggio) il parco è aperto dal martedì a sabato dalle 10.00 alle 16.00. Chiuso la domenica e il lunedì.

Dal Memorial Day fino al Labor Day (primo lunedì di settembre) il parco è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00. La domenica apre dalle 11.00 alle 17.00.

Dal Labor Day fino al secondo weekend di ottobre il parco è aperto i giorni feriali dalle 10.00 alle 16.00. La Domenica apre dalle 13.00 alle 17.00. Chiuso il lunedì.


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Sandy col piccolo Justin

Gli scavi ad Ashfall Fossil beds proseguono ancora oggi. Della grande tigre dai denti a sciabola non è stata rinvenuta nessuna traccia. Le uniche paleo testimonianze della presenza di carnivori sono, oltre ai segni dei loro denti sulle ossa di alcuni animali del giacimento, i resti fossili di alcuni canidi e di qualche iena, che, per cibarsi delle carogne dei cammelli e dei cavalli, sono rimasti intrappolati facendo l'ingloriosa fine del loro stesso pasto.

Probabilmente i grandi felini, che da sempre seguono i grossi branchi di erbivori pronti ad approfittare di ogni loro errore, anche in questa occasione hanno dimostrato di essere una specie vincente: scaltri e furbi, non si sono fatti intrappolare dalla cenere, e dopo aver assaggiato il facile pasto degli animali moribondi sono scappati lontano, in cerca di prede forse più difficili da catturare, ma certamente più sicure da divorare lontano dal minaccioso nuvolone carico di cenere che incombeva sulla prateria.



Bibliografia

A.A.V.V. (1994), Nebraskaland Magazine: The Cellars of Time, Nebraska Game and Parks Commission

A.A,V.V. (2000), "Supervulcanoes", documentario della BBC-2 del 03/02/2000

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O' HARRA C. (1920), The White River Badlands, South Dakota School of Mines, SD, reprinted by Wall Drug, 1976

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ROSE W.I., RILEY C., DARTEVELLE S. (2003), Sizes and Shapes of 10-Ma Distal Fall Pyroclasts in the Ogallala Group, Nebraska; The Journal of Geology, volume 111, The University of Chicago.

VOYNICK S. (2000), The Fossils of Ashfall, in Rock&Gem Sep-2000


Agate Fossil beds - Menoceras arikarense

Rappresentato nel diorama c'è un Menoceras arikarense dell' Agate Fossil beds, uno dei siti paleontologici del Nebraska più famosi, University of Nebraska State Museum

Nando Musmarra © 1999-2008



 

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